Adiòs Mourinho, que viva el Principe
Non dite poi che non vi avevo avvisato. La sera di Kiev, ricordate?, quando due papere del portiere ucraino avevano salvato l’Inter da eliminazione certa al culmine di un girone di qualificazione penoso, mi ero permesso di evocare la nebbia di Belgrado. Così è andata. Perchè nel calcio come nella vita ci sono attimi fuggenti che, a saperli cogliere, spalancano qualsiasi futuro.
Da lì in avanti, difatti, in ossequio al vecchio detto ‘aiutati che il ciel t’aiuta’, anche le stelle hanno scortato il cammino nerazzurro. Dagli ottavi con il Chelsea alla finale di Madrid, non c’è stato episodio, ci siamo capiti, vero?, che non abbia premiato i nerazzurri. O, a piacere, penalizzato gli avversari. Ma all’aiuto degli astri questa Inter ha aggiunto, nettamente prevalenti e decisivi, gli aiuti che si è data da sè. Con una crescita di personalità, di capacità di soffrire, di maturazione tattica che è alla base di un trionfo davvero meritato.
La meritano tutti questa coppa. E non è retorica, se si pensa al contributo di Zanetti, di Cambiasso, Julio Cesar, Samuel (a proposito, con questi quattro più Milito già non sarebbe stata oltre la metà dell’opera l’Argentina di Maradona?). Ma, per l’appunto, la finale di Madrid ha consacrato una volta per tutte uno dei più grandi centravanti di tutti i tempi, e vi garantisco che non sto esagerando. I quattro gol con cui Milito ha firmato la coppa Italia a Roma, lo scudetto a Siena, la coppa Campioni a Madrid, così diversi ma così strepitosamente grandiosi, parlano da soli.
Se n’è andato Mourinho, come previsto, e adesso è ufficiale. Sono sempre i migliori che se ne vanno.