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Invece di chiedere perdono ai cittadini per aver mentito, per essersi sottoposto a un ricatto senza denunciarlo e per essersi fatto gli affari suoi con l’automobile di servizio, Piero Marrazzo chiede scusa al Papa per averlo preso in quel posto da qualche trans.
Tanto per chiarire chi sia sovrano, tra il popolo e il Vaticano.

Metilparaben: In ginocchio da te

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Cubo di Rubick per Bionde
catturato qui

Cubo di Rubick per Bionde

catturato qui

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Non hanno capito niente

Annullare la pausa pranzo è un colpo basso verso le coppie clandestine.

Per questo la gente sarebbe più nervosa e produrrebbe meno, mica per la fame.

Un tumblr, che se ne sentiva il bisogno, eh.

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Allarmismi.
Catturata qui

Allarmismi.

Catturata qui

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Non sputare

ROMA - Venerdi’ prossimo nella sede del ministero del Welfare si terra’ il faccia a faccia tra il viceministro alla salute Ferruccio Fazio e Gianni Petrucci, presidente del Coni, che vuole capire come lo sport puo’ affrontare il rischio influenza A. In Gran Bretagna proprio da oggi e’ stato imposto ai calciatori il divieto di sputare in campo, per limitare i rischi del contagio. In Italia si segue invece la linea della prudenza ma - l’Italia prosegue sulla linea della cautela, ma e’ gia’ chiaro che non ci sara’ una via privilegiata per i calciatori. (corriere.it)

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A proposito di Rutelli

Fatemi capire Rutelli esce per coltivare il suo orticello (mentre noi l’abbiamo anche candidato al governo negli anni passati, pensa che scemi) ma poi non vorrà mica allearsi con noi, vero?

Blog-Dado

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La morte di Berlusconi

Mi han chiesto di scrivere un editoriale-coccodrillo, immaginando cosa scriverei nel giorno della morte di Silvio Berlusconi. Sembra un po’ surreale, e non potrebbe essere altrimenti, ma non avrei potuto essere più serio.

Per anni abbiamo pensato che questo giorno sarebbe stato, nel suo piccolo, un punto di svolta della storia del paese. Sbalorditi e travolti dalla capacità di Berlusconi di sopravvivere a ogni sconfitta, non poteva esserci altro modo per abbassare il sipario: davanti alla sua immortalità politica, non rimaneva che attendere la sua morte fisica. Per vent’anni, un pezzo consistente dell’Italia ha aspettato la morte di Berlusconi con la pazienza con cui si attende la fine di un interminabile digiuno: l’ineluttabile alba al termine di una lunga, lunghissima nottata. Poi le cose sono cambiate. A un certo punto, dieci anni fa, abbiamo capito che la morte di Berlusconi non avrebbe cambiato granché, in uno scenario politico che aveva finalmente imparato a fare a meno della sua figura. Ci rimane un addio in qualche modo atteso, come tutti quelli dei personaggi celebri che raggiungono una certa età, e la sensazione che dovrà passare ancora del tempo prima di avere una percezione completa e oggettiva di come e quanto in profondità Silvio Berlusconi ha cambiato questo paese.

In questi giorni, alcuni commentatori hanno parlato della «seconda morte di Berlusconi», sostenendo che la prima e probabilmente più dolorosa morte del cavaliere di Arcore sia avvenuta dieci anni fa, in quel 14 giugno del 2010 che ha cambiato la rotta della politica italiana. La prospettiva della storia mostra ravvicinati e schiacciati, come in una foto, avvenimenti che tennero in sospeso le sorti del paese per otto lunghi mesi: la sconfitta di Belrusconi alle elezioni regionali e la definitiva rottura con Gianfranco Fini, la dissoluzione del Partito Democratico dopo la vittoria di Pierluigi Bersani, gli scandali sessuali sui massimi dirigenti dell’Udc che distrussero il partito di Casini, la nascita della cosiddetta «coalizione tricolore» composta dai finiani del Pdl, l’Italia dei Valori e l’ala destra fuoriuscita dal Pd. Si definirono un “comitato di liberazione nazionale” e in effetti da qualcosa liberarono l’Italia: dalla sinistra. Da una parte rimase la Lega Nord, reduce dal più grande risultato della sua storia all’indomani della morte di Umberto Bossi; dall’altra la coalizione tricolore, un centrodestra securitario e liberale – “europeo”, dicevano – con un leader intenzionato a guidare la transizione verso il dopo Berlusconi. A sinistra solo macerie. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani aveva puntato tutto sull’alleanza strategica con l’Udc, un progetto che fu disintegrato dagli scandali distrussero il già esiguo consenso del partito di Casini. Quando quel che rimaneva del centro politico decise di andare con Fini, una bella fetta del Pd li seguì nell’arco di pochi giorni. Quei pochi che rimasero litigarono per settimane sull’opportunità di unirsi alla coalizione tricolore, come in un nuovo Cln, o presidiare la sinistra. Il verdetto delle politiche fu impietoso. La Lega Nord ottenne uno straordinario ma inutile 24 per cento, il Partito Democratico si fermò esanime al 19 per cento. La coalizione tricolore ottenne un incredibile 52 per cento, mostrando come la figura polarizzante di Berlusconi, specie negli ultimi anni della sua avventura politica, avesse finito per ridurre e non per aumentare le potenzialità della destra italiana.

Ora che Silvio Berlusconi è morto, possiamo affermare con qualche certezza che la sua eredità più profonda e duratura non sia stata tanto l’aver trasformato la destra italiana, quanto aver cambiato la sinistra. Anno dopo anno, governo dopo governo, una buona metà dell’elettorato italiano è diventata sempre meno interessata alle vicende del paese e dei suoi concittadini, e sempre più appassionata alle vicende personali dell’allora premier. Sempre più arrabbiata e desiderosa di vendetta, sempre meno tollerante e partecipante alla vita politica del paese. Sempre più egoista e individualista, sempre meno altruista e lungimirante. Talmente arroccata nella difesa di alcune bandiere apolitiche – la questione morale, la laicità dello stato, il conflitto di interessi – da dimenticarsi completamente di quello che una volta determinava la differenza tra destra e sinistra: il rispetto delle minoranze e degli altri, l’erogazione dei servizi pubblici e la loro qualità, le politiche del fisco, del lavoro e dei redditi, le infrastrutture, l’istruzione. Pensavano che tolto finalmente di mezzo Berlusconi, il governo sarebbe scivolato placidamente tra le loro mani. Solo che l’uovo cadde dall’altra parte, e a raccoglierlo c’era una destra deberlusconizzata, capace di convincere la grande maggioranza degli italiani a votare per lei e aprire un nuovo solido ciclo di governo.

Alcuni sostengono che tutto sia cominciato con l’esplosione del populismo di sinistra, nel 2007. Altri fanno coincidere il primo segnale di questo smottamento con gli applausi fragorosi che la platea del Pd destinò a Gianfranco Fini nel 2009, mentre il presidente – oggi dello Stato italiano, allora della Camera dei deputati – arringava degli elettori che nessuno pensava avrebbero mai potuto votare per lui. A pensarci adesso, invece, non poteva esserci segnale più evidente. Gli elettori del Pd pensavano di aver cambiato Fini e averlo portato dalla loro parte; era successo esattamente il contrario. Dietro la più grande trasformazione dell’elettorato italiano c’era sempre lui, Silvio Berlusconi. La sua era si è conclusa definitivamente, ben prima della sua morte. La sua eredità segnerà ancora a lungo la storia di questo paese.

by Francesco Costa

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La testa della gente

Si parla in questi giorni di “allarme omofobia”. Sale agli onori della cronaca un tale che porta ill delizioso soprannome di Svastichella. Si organizzano Gay Pride speciali, Micro Pride, manifestazioni varie. Il popolo omosessuale si mobilita e si fa sentire. Da eterosessuale, parteciperò anch’io. Ma sono molto triste per ciò che sta accadendo. Triste perchè è la testa della gente che va cambiata, e non penso, purtroppo, che le fiaccolate e le mobilitazioni possano riuscire a tanto. Lo vorrei, ma temo non sarà così. Oggi pomeriggio dopo il lavoro, subito prima dell’imbocco dell’autostrada, il solito groviglio di automobili piene di persone vogliose di scappare velocemente da Firenze e tornare verso le proprie case. Era molto caldo, avevo i finestrini aperti. Un auto con due ragazzi a bordo fa un piccolo sgambetto ad un’altra auto e la sorpassa da destra, per immettersi in una corsia che rientra in città, e così sparire. Al volante dell’auto “offesa”, una giovane donna, di bell’aspetto. Per evitare l’auto che le ha tagliato la strada, la tipa frena leggermente e si incazza. Me la sono trovata nella corsia accanto e ho sentito perfettamente l’improperio, il segno di stizza per l’accaduto. Ne avrebbe potute dire di parole. Io, quando sono al volante sono piuttosto colorita, e se quello davanti a me è un cretino, tendo a volerlo offendere. Anche lei voleva offendere i due giovani, presumo. Ha gridato “Finocchi!”. Finchè l’essere omosessuale rappresenterà nella testa della gente qualcosa di cui offendersi, le fiaccole della pace rimarranno spente.

by Amica N e Amica B

E pure io, eterosessuale, condivido

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Ritratto fedele
by Macchina del Caffè

Ritratto fedele

by Macchina del Caffè