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Esonerato Benitez: è tornata l’Inter!

Gli indossatori di scudetti altrui (© Christian Rocca) hanno riadottato il loro vecchio stile. Finita la pacchia del dopo Calciopoli, esonerano uno dei migliori allenatori in circolazione dopo avergli dato solo quattro mesi di tempo per l’attuazione dei propri piani.
Bentornati alla normalità, amici nerazzurri !

by Pietro Raffa

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In frantumi il patto con gli italiani

La fine del ventennio berlusconiano nella storia d’Italia è confermata, con una insistenza ormai quotidiana, dalla testimonianza più autorevole e diretta, quella di Silvio Berlusconi. Da quando è scoppiato lo «scandalo Ruby», le giustificazioni con le quali il presidente del Consiglio tenta di spiegare i suoi comportamenti dimostrano la fondamentale crisi di quello che è stato uno straordinario comunicatore e un grande interprete degli umori prevalenti nel Paese. Colui che ne ha rappresentato, con la massima spregiudicatezza, ma anche con la massima efficacia, sia la voglia di modernità, sia la fiducia nel futuro.

Quando, in un’Italia angustiata dalle difficoltà economiche, dalla disoccupazione giovanile, da una paralisi decisionale e legislativa impressionante, il premier rivendica uno «stile di vita» che cozza così clamorosamente con la sensibilità generale, vuol dire che si è rotto il legame più forte che lo ha identificato con i sentimenti della grande maggioranza degli italiani. Quando definisce un «atto di solidarietà», quello manifestato nei riguardi di una escort minorenne, clandestina e accusata di furto, non comprende di ferire milioni di donne che nel nostro Paese faticano a trovare un lavoro onesto.

Quando ripete una vecchia e squallida battuta sugli omosessuali non si accorge di un mondo che è cambiato rispetto ai suoi giovanili anni della metà del secolo scorso.

Anche la seconda e, forse, ancor più importante ragione del forte legame con la maggioranza dei moderati italiani, la convinzione della miracolistica capacità di Berlusconi di risolvere problemi che si trascinano nel nostro Paese da decenni, appare drammaticamente delusa, proprio in questi giorni. Basti pensare ai cumuli di immondizie sulle vie di Napoli che smentiscono clamorosamente le sue assicurazioni sui tempi rapidissimi di una soluzione del «caso rifiuti». Con l’aggravante di una poco onorevole ritirata rispetto alle proteste locali, davanti alle quali si era proclamata una fermezza governativa ben presto abbandonata.

E’ ancora di ieri, poi, la sconcertante ammissione dell’amministratore delegato dell’Alitalia, Rocco Sabelli, relativa all’inevitabilità di una fusione con Air France. Alla faccia dell’annunciato altro «miracolo» berlusconiano, la salvezza, peraltro a caro prezzo, dell’italianità della compagnia aerea nazionale. Così come appare indeciso e timoroso l’atteggiamento del governo nei confronti delle urgenze sulla realizzazione delle grandi opere infrastrutturali, a cominciare dalla linea dell’Alta velocità Torino-Lione.

Ecco perché, nonostante le apparenze, la crisi del berlusconismo non è provocata dalle inchieste giudiziarie sul suo conto. Né, confermando le apparenze, dall’efficacia dell’azione delle opposizioni. Ma nasce dalla fondamentale rottura tra il Cavaliere e la sensibilità di una parte importante dei moderati italiani. Proprio quella parte che vorrebbe rappresentare Fini, ma che il presidente della Camera teme di irritare se mostrasse di voler uscire dal recinto del centro-destra.

Così, una normale evoluzione del sistema politico che dovrebbe sancire il passaggio dalla cosiddetta seconda Repubblica a una fase nuova, anche se per ora indistinta, è bloccata da una serie di insopportabili tatticismi che rischiano di provocare una vera e propria crisi istituzionale. Un presidente del Consiglio come Berlusconi, com’è evidente, non si dimetterà, se non costretto da un voto di sfiducia parlamentare. Il leader di «Futuro e libertà» cerca di evitare d’apparire come il traditore del centrodestra, in odiosa combutta con la sinistra. Bersani esita a presentare una mozione che potrebbe mettere in imbarazzo il presidente della Camera. I parlamentari del Pdl, consapevoli dell’inconsistenza di un partito che esiste solo in quanto esiste Berlusconi, temono che la caduta del premier non possa lasciare superstiti fra di loro e giudicano più rischiosa la dissociazione dal premier che la resistenza, anche oltre ogni limite di dignità.

Con il mondo che guarda sbigottito, e non più sprezzantemente divertito, le cronache della nostra cosiddetta politica nazionale, bisogna porre fine a questi piccoli, ma pericolosi giochi di interdizioni reciproche, di furbizie personali, di calcoli di convenienze partitiche. L’opposizione, a cominciare dalla forza determinante, il Pd, faccia fino in fondo il suo mestiere, presentando, se davvero non ha paura di un’eventuale prova elettorale, una mozione di sfiducia. Fini, se pensa di poter interpretare i sentimenti di una parte non piccola dei moderati italiani, dimostri il coraggio della coerenza e la capacità di sfidare accuse e insinuazioni. I parlamentari del Pdl sappiano scegliere se credere più in se stessi o in Berlusconi. Quelli della Lega decidano se, sull’altare di un lento e confuso processo federativo, si può sacrificare ancora l’appoggio al presidente del Consiglio.

E’ possibile, e anche probabile, che lo sbocco di una crisi di questo governo non porti a un altro ministero, in questa legislatura. Non esistono governi tecnici. Tutti, quando hanno una maggioranza in Parlamento, sono governi politici che devono avere un programma condiviso e un sostegno coeso tra i partiti che lo promuovono. Ipotesi non facile nella composizione attuale delle Camere. Ma la paralisi decisionale davanti ai gravi e urgenti problemi dell’Italia d’oggi è un rischio più grave di nuove elezioni. Se il centrosinistra è diviso, incapace di candidare un leader credibile e tale da ispirare fiducia e magari un po’ d’entusiasmo, se il centrodestra non è in grado di pensare a un altro premier che non sia l’attuale presidente del Consiglio, non è giusto che la democrazia italiana resti bloccata in attesa di tempi più favorevoli.

LUIGI LA SPINA (La Stampa)

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Hanno paura di noi

Voi lo sapete, chi è un blogger?
Un blogger è uno qualsiasi, un individuo, un cittadino, che un bel giorno inizia a scrivere quello che pensa in un piccolo spazio (generalmente) gratuito che qualche provider gli mette a disposizione nel mare magnum di internet.
Possono volerci mesi, e talora anni, prima che qualcuno si accorga di lui: non è infrequente, quindi, che un blogger qualsiasi si ritrovi per un periodo di tempo indefinito a scrivere decine, forse centinaia di migliaia di battute con la consapevolezza che nessuno, nemmeno uno, le leggerà. Eppure continua, credendo -o sperando- nella possibilità che prima o poi le sue idee -quali che esse siano- possano raggiungere qualcun altro e, come si dice, germinare.
Nei casi più fortunati questo momento, lentamente, arriva: certo, ci vogliono fatica, rigore e fantasia; c’è bisogno di conquistarsi le visite una dopo l’altra, con pazienza e disponibilità, inventando ogni giorno un modo nuovo ed efficace per dire quello che si vuole dire e ogni giorno correndo il rischio di perdere tutti i propri lettori in un colpo solo per aver scritto una baggianata, per essersi lasciati sfuggire una considerazione superficiale, per non aver mantenuto lo standard di qualità al quale gli altri si sono ormai abituati. E soprattutto bisogna continuare, possibilmente sempre meglio, ché quelli che leggono i blog sono -per fortuna- esigenti di brutto, e basta un’inezia per perdere quel minimo di credibilità che si è acquisita con tanta dedizione.
Non che tutto questo serva al blogger per campare, ci mancherebbe: in molti casi non gli vengono in tasca che poche decina di euro ogni mese, ottenute a stento dalla pubblicità che vende sul blog senza neanche poter chiedere esplicitamente ai propri lettori, giacché non costa nulla, di cliccare tutti i giorni sui banner che sono sul blog, ché altrimenti gli inserzionisti si incazzano e gli portano via quei quattro soldi che ha pazientemente accumulato.
Fare il blogger, insomma, costa una gran fatica e non porta alcun guadagno. Lo si fa perché ci si crede: si crede -ingenuamente, dice qualcuno, aggiungendo più o meno esplicitamente che siamo dei poveri coglioni- che le parole di una singola persona, e la loro successiva rielaborazione da parte di quelli che le leggono, possano alla lunga cambiare qualcosina; e che quella cosina -magari minuscola- possa pian piano muoverne un’altra un tantino più grande, e poi magari un’altra ancora, e poi chissà.
Ciò premesso, accade continuamente che un blogger esprima le proprie opinioni, riporti delle notizie che trova scritte su un giornale, o più raramente che dia conto delle testimonianze che ha raccolto per conto suo; può ben darsi, naturalmente, che quelle opinioni (“secondo me il Vaticano ha protetto i preti pedofili”), quelle notizie (“pare che durante il Consiglio dei Ministri Berlusconi abbia detto…”) e quelle testimonianze (“uno che è stato in carcere mi ha raccontato che…”) non siano dimostrabili: ma poiché il blogger non è un editore -il che equivale a dire, tra l’altro, che non incamera i cospicui contributi statali che agli editori sono riservati- egli non possiede gli strumenti di verifica né le competenze legali di cui invece i giornali possono dotarsi.
Ed eccoci arrivati al dunque; il tanto discusso “ddl intercettazioni” contiene una norma che non è stata rimossa neppure dopo le liti feroci che hanno spaccato in due la maggioranza: una norma che costringe tutti i blogger a rettificare ciò che hanno scritto, su richiesta degli interessati, entro lo stringente termine di 48 ore dalla notifica, pena una sanzione di 12.500 (dicasi dodicimilacinquecento) euro.
Ebbene, proprio perché -come dicevo prima- col lavoro di blogger non si campa, può essere ben possibile che in quelle 48 ore il malcapitato abbia la necessità di fare tutt’altro: lavorare, per esempio, oppure litigare con la fidanzata, o cullare il figlio piccolo che sta mettendo i denti, o andarsene al mare, o dedicarsi alle altre consuete occupazioni che caratterizzano la vita degli esseri umani; potrebbe essere che il blogger abbia espresso un’opinione propria, non fondata su prove documentali ma piuttosto su ragionamenti, congetture, ipotesi; così com’è assai probabile, infine, che di fronte ad una richiesta di rettifica il disgraziato non disponga degli strumenti giuridici per verificare se essa sia fondata o si tratti semplicemente di un’intimidazione finalizzata a fargli ritrattare quello che ha scritto perché dà noia a qualcuno.
Sapete, allora, come andrà a finire?
Andrà a finire che la maggior parte dei blogger, temendo di dover sborsare cifre proibitive per togliersi lo sfizio di scrivere quello che pensano, e stanchi di doversi precipitare a pubblicare una rettifica ogni volta che glielo chiedono, la pianteranno là e si dedicheranno ad altre cose: e che gli altri, quelli che proprio non potranno fare a meno di esprimersi, vivranno in un perenne stato di tensione aspettandosi da un momento all’altro un’allegra raccomandata in cui un avvocato sconosciuto intima loro di rimangiarsi le proprie opinioni.
E sapete chi ci rimetterà?
Ci rimetteranno coloro che frequentavano quei blog, perché evidentemente trovavano divertente, costruttivo e perfino utile leggere quello che c’era scritto e discuterne insieme.
Ci rimetteranno tutti quelli che non saranno più raggiunti dalle notiziole scomode per i potenti e dai ragionamenti fastidiosi per il regime che solo i blogger, svincolati come sono da qualsiasi considerazione legata al profitto, alla convenienza e alle amicizie che contano, si possono permettere di far circolare.
Ci rimetterà la partecipazione alla vita civile del paese, la circolazione libera delle idee, la grande opportunità che internet non si trasformi -come alcuni vorrebbero- in un’altra televisione, ma rimanga uno spazio di discussione, confronto e dibattito autenticamente libero.
Forse non è tanto vero, allora, che i blogger sono degli idealisti un po’ coglioni; forse non è vero che le cose non si possono cambiare dal basso, con pazienza, parola dopo parola, aggregando una persona dopo l’altra a un’idea, un progetto, una finalità comune.
Perché se così fosse, se quello di cui i blogger si occupano fosse solo fuffa senza corpo né sostanza, allora non cercherebbero di metterli a tacere in questo modo.
La verità, quella vera, è che hanno paura di noi.

Metilparaben

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Finchè divorzio non vi separi

Le separazioni aumentano; anche i divorzi crescono ma, per ora, un po’ meno. Si separano i giovanissimi, le coppie di mezza età e persino i coniugi più anziani. Le statistiche riportano una giostra di numeri chiarissimi nel portare ad una conclusione: la famiglia non è più quella di una volta. Il dato è certamente negativo, e molti ne traggono pessimi auspici per il futuro della nostra società.

Ma se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, dobbiamo osservare che questo fenomeno affonda le sue radici nell’affermarsi nel diritto e nella società contemporanei di due valori certamente positivi. In primo luogo, il diritto ha sancito il principio dell’uguaglianza morale e giuridica fra i coniugi che ha sostituito la potestà del marito sulla moglie: le famiglie fondate sull’uguaglianza corrono maggiori rischi di disgregarsi per le liti fra i componenti rispetto a quelle in cui uno comandava e gli altri erano abituati ad obbedire. In secondo luogo, oggi non si rimane più assieme per obbligo o per convenienza sociale, ma solo se entrambi i coniugi sono ancora convinti di avere un progetto da realizzare o qualche cosa da dirsi.

È nata quindi una nuova famiglia che si regge, se regge, su valori diversi rispetto al passato. Tutto ciò emerge chiaramente, nell’esperienza quotidiana dei nostri tribunali, esaminando le cause più frequenti delle separazioni. Fino agli anni ‘80, le cause delle separazioni potevano essere, nella maggior parte dei casi, ricondotte a tre modelli che si ripetevano: la moglie osava ribellarsi ai continui tradimenti del marito; il marito aveva trovato in un’altra donna la passione della sua vita; il marito aveva scoperto l’adulterio, intollerabile, della moglie. Oggi le ragioni che portano alla separazione sono molto più variegate. Talora la causa ultima è ancora il tradimento, ma scavando si scopre che vi sono incomprensioni profonde o progetti di vita diversi. Più spesso i coniugi si separano raccontando al giudice semplicemente che non si sopportano più.

L’unico legame che tiene oggi unite le coppie infelici è quello dei figli ancora piccoli. Molti tirano avanti solo per non creare ai bambini la sofferenza della separazione, il calvario dei fine settimana alternati e della cena con papà una sera ogni tanto. Questo spiega perché sono in notevole aumento le separazioni fra i giovani, che non hanno ancora figli o li hanno talmente piccoli che appare impensabile aspettare che crescano. Poi c’è una pausa, ma i numeri tornano a crescere fra le coppie che hanno più di 45 anni: sono i coniugi che oggi hanno figli di 20 anni. Un’età in cui si è forse più in grado di assorbire il colpo della separazione o, quanto meno, di capire.

La Stampa opinioni

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Fieri di essere ricchi, va’

Volevo scrivere un post contento sulla vittoria dell’Inter, che partiva da una riflessione sulle cose che gli italiani hanno per essere fieri di essere italiani. Poi ho ricostruito la formazione di ieri sera.

Julio Cesar, Chivu, Samuel, Lucio, Maicon, Cambiasso, Zanetti, Eto’o, Sneijder, Panev, Milito. Allenatore Mourinho

Luca Sofri

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Adiòs Mourinho, que viva el Principe

Non dite poi che non vi avevo avvisato. La sera di Kiev, ricordate?, quando due papere del portiere ucraino avevano salvato l’Inter da eliminazione certa al culmine di un girone di qualificazione penoso, mi ero permesso di evocare la nebbia di Belgrado. Così è andata. Perchè nel calcio come nella vita ci sono attimi fuggenti che, a saperli cogliere, spalancano qualsiasi futuro.

Da lì in avanti, difatti, in ossequio al vecchio detto ‘aiutati che il ciel t’aiuta’, anche le stelle hanno scortato il cammino nerazzurro. Dagli ottavi con il Chelsea alla finale di Madrid, non c’è stato episodio, ci siamo capiti, vero?, che non abbia premiato i nerazzurri. O, a piacere, penalizzato gli avversari. Ma all’aiuto degli astri questa Inter ha aggiunto, nettamente  prevalenti e decisivi, gli aiuti che si è data da sè. Con una crescita di personalità, di capacità di soffrire, di maturazione tattica che è alla base di un trionfo davvero meritato.

La meritano tutti questa coppa. E non è retorica, se si pensa al contributo di Zanetti, di Cambiasso, Julio Cesar, Samuel (a proposito, con questi quattro più Milito già non sarebbe stata oltre la metà dell’opera l’Argentina di Maradona?). Ma, per l’appunto, la finale di Madrid ha consacrato una volta per tutte uno dei più grandi centravanti di tutti i tempi, e vi garantisco che non sto esagerando. I quattro gol con cui Milito ha firmato la coppa Italia a Roma, lo scudetto a Siena, la coppa Campioni a Madrid, così diversi ma così strepitosamente grandiosi, parlano da soli.

Se n’è andato Mourinho, come previsto, e adesso è ufficiale. Sono sempre i migliori che se ne vanno.

Gigi Garanzini

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Lettera di un’interista tradita

“Chiaramente qualcuno di voi è a me ‘noto’ e qualcun altro no. Mentre io, a voi tutti, sono sicuramente sconosciuta. Mi presento: milanese con influenze liguri, classe ’75, tesserata dall’arrivo di Ronaldo, ma chiaramente avevo già varcato più e più volte i cancelli del Meazza. Interista da sempre, malgrado in casa non si respirasse calcio (a parte mio papà che era sampdoriano).

Io sì, sempre stata nerazzurra.
Non sono quella che capisce gli schemi, che si ricorda le azioni, i minuti dei gol, che ha memoria ‘storica’ di giocatori e formazioni come tanti amici nerazzurri. Sono però quella che va sempre allo stadio, anche in trasferta, che ama l’Inter come solo un interista sa e può fare. Ma non ama tanto il ‘mondo calcio’, le sue dinamiche, violenze e ingiustizie, come quest’ultima della NON distribuzione dei biglietti per Madrid.
Perché non mi volete a Madrid? Perché non volete noi tifosi? Noi che vedete in trasferta. Pechino, Atene, Barcellona, Londra, Mosca, di nuovo Barcellona e poi scusate: Madrid no?
NOI TIFOSI, innamorati dell’Inter, noi che anche Mou ha ringraziato a Barcellona. Che il Presidente spesso ringrazia. Ma nei fatti, un grazie e poi? E poi, w gli sponsor, w la Jakala, w qualunque cosa, ma nessuna ‘meritocrazia’, mai. Nessun biglietto per noi. I biglietti dove sono? Non ce ne facciamo niente di 2 pacchetti a Inter club! (a che cifre poi). Io, ad esempio, avevo già preso il biglietto aereo per Madrid, prima di partire per Barcellona. Ci credevo, perché dovete farmi smettere di credere?
Questa Inter, che più di una volta mi ha anche fatto innamorare, ho paura che mi stia abbandonando.
E pensare che una tifosa come me dovreste quasi invitarla! Dopo avere speso così tanti soldi, con pacchetto Jakala per la trasferta in giornata a Mosca alla scandalosa cifra di 430 euro (!), il biglietto preso dal bagarino a 250 sterline, per starmene 90’ zitta e ferma nella curva del Chelsea. Sì, avete capito bene. Unico biglietto trovato (e comprato) e zitta, un po’ per rispetto dei loro tifosi, un po’ per paura che potesse succedere qualcosa. Uscita dallo stadio in trance per non essermi potuta sfogare al gol. Ma per me l’importante era ESSERCI.
Ultima cosa importante: ho avuto la fortuna di potermi permettere di spendere tutti questi soldi per una mia passione, conosco gente che non può farlo, vi sembra giusto?
Mi dispiace soprattutto pensare che il nostro Presidente, lui che per l’Inter ha dato e fatto tutto, possa trattare i suoi nerazzurri così. Anche papà me lo diceva, in tempi duri per l’Inter, ‘Moratti ama troppo l’Inter, dovrebbe essere più distaccato per vincere’. Ma qui si sbagliava, forse.
Faccio parte di un gruppetto di amici che vanno allo stadio insieme da molti anni. Non so cosa farò l’anno prossimo, troppe delusioni. Così l’amore si esaurisce. Pensateci.
Sono delusa, molta delusa. Nicoletta.

dal blog di Zazza

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Le maledizioni di Totti

Ancora ieri, prima di chiedere genericamente scusa (senza mai nominare Balotelli né Milito, colpito a freddo all’inizio del secondo tempo) aveva spiegato che la sua era stata una reazione a «offese dirette a infangare una città e un popolo intero». Un popolo offeso dal barbaro invasore, capite? Per chi non lo sapesse, si sta parlando di una partita di pallone. Ma il capitano della Roma ha preso molto sul serio il ruolo attribuitogli dai tifosi. Lui è il Gladiatore di Russell Crowe, «a un mio cenno scatenate l’inferno». La differenza è che l’eroe cinematografico incarnava i valori trasmessigli da Marco Aurelio, non da Er Patata.

Tutto l’articolo di Gramellini

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Compagni che sbagliano

Io non capisco la sorpresa per i tifosi della Lazio che tifano per la sconfitta della loro squadra, a sinistra son cent’anni che lo facciamo.

Squonk

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Licenza di uccidere

Caro Gramellini,
ho sentito il bisogno di scriverle perché vorrei che dedicasse un Buongiorno a questa storia. Sabato scorso, alle 2,45, mentre viaggiavo di ritorno con altri tre amici da un concerto sull’autostrada A4 nei pressi di Desenzano, la mia auto è stata colpita da un’altra. Il tutto è stato velocissimo: la Renault Clio che mi precedeva ha sbandato a velocità funambolica e dopo avermi urtato ha colpito violentemente il muro, finendo la tragica corsa contro il guardrail.
Sia io (che guidavo), sia i miei amici, dopo aver preso coscienza di essere ancora miracolosamente vivi, ci siamo resi conto che per chi era sulla Renault non ci sarebbe stato nulla da fare. Quand’ecco sfrecciare a pochissimo dalla nostra auto una «Bmw X5», completamente distrutta e fuori controllo, che si sarebbe fermata a circa 100 metri. Accosto e ci precipitiamo su ciò che resta della Clio. La scena fa tremare le gambe: cercando di raggiungere l’auto non mi rendevo conto che facevo un passo avanti e uno indietro rimanendo nello stesso esatto posto.
Prendo coraggio e mi avvicino all’auto dove vedo un angelo con una pettorina da volontario 118. Mi chiede aiuto per estrarre un bambino che respira a stento, ma respira. L’angelo fa il possibile per il piccolo, io tornato ormai cosciente lo aiuto con più «disinvoltura». Due miei amici chiamano i soccorsi, mentre l’altro ci presta aiuto con il bambino. Dopo interminabili attimi arrivano i soccorsi, prendono il piccolo e corrono via. Tutti sperano e pregano per la sua vita. L’angelo, con la stessa gentilezza con cui era arrivato, se ne va, facendoci un grande «in bocca al lupo».
Ora resta da capire chi è il conducente della Bmw e la dinamica dell’incidente. Nel frattempo mi dicono che il ragazzo della «X5» sta bene e ha dichiarato il «mea culpa» per un colpo di sonno. Ora è tutto chiaro: la Renault che ci ha colpiti era stata precedentemente centrata, a una velocità molto elevata, dalla Bmw. Arriva la polizia, mi chiede ciò che avevo visto e mi fa fare tutti i test del caso, che risultano ovviamente negativi. Intanto l’investitore dichiara anche agli agenti che tutto è accaduto per un colpo di sonno, ma la sua rilevazione all’etilometro segna 1,47: tre volte il massimo concesso. Ci sembra il minimo pensare che l’Assassino passerà la sua vita in prigione, siccome ne ha tolte due e un’altra è attaccata a un filo, in più era ubriaco e viaggiava a una velocità da circuito.
Domenica sera il piccolo non ce l’ha fatta ed è tornato tra le braccia di mamma e papà. I morti, quindi sono tre: una famiglia intera. Poi ieri sera al telegiornale sento che il pluriomicida è stato rilasciato! Questo è «il dramma nel dramma» non credo di essere crudele con quel ragazzo trentenne che per un miracolo non ha ucciso anche me e i miei amici. Ma come si può rilasciare quella persona dopo tutto quello che ha commesso? Per di più non era la prima volta che guidava ubriaco! Mettiamoci nei panni dei familiari, hanno perso una giovane coppia con un bellissimo bambino e inoltre devono subire questo pesante schiaffo morale? Chiedo anche da parte loro giustizia.
Sono un giovane di 19 anni, è questo l’esempio che la magistratura e lo Stato italiano mi vogliono dare?
FRANCESCO DADONE

Caro Francesco,
non avevo mai letto il racconto in presa diretta di una strage del sabato sera e mi è sembrato giusto lasciargli la prima pagina. Immagino quanti genitori avranno seguito con un brivido di angoscia il film che prendeva forma dalle tue parole. Chissà che la tua esperienza non riesca a far scivolare una goccia di consapevolezza nella zucca alterata di chi solca le strade del fine settimana come se fossero rodei e, dopo aver perso il controllo di se stesso, perde quello della vettura, finendo col far perdere la vita agli altri.
Il pirata di Desenzano non è stato rilasciato: si trova agli arresti domiciliari. Comprendo che il tuo animo indignato non colga la differenza: questo genere di delitti viene percepito come un vero e proprio omicidio, e il posto degli assassini è la galera. Ma i reati colposi non prevedono la permanenza in carcere e ogni tentativo di riconoscere il «dolo eventuale» (chi guida ubriaco a 200 l’ora si mette volontariamente nelle condizioni di uccidere) è finora fallito. Per rimediare a questa lacuna, il legislatore ha almeno aumentato le pene: nel caso in questione (omicidio colposo plurimo con guida in stato di ebbrezza) è prevista la reclusione da 5 a 15 anni. Resta incomprensibile la mancanza di prevenzione. Al tuo investitore era già stata sospesa la patente per ben due volte. Come mai si trovava di nuovo al volante di un bolide? Avrebbe meritato qualche anno di squalifica. Il minimo che possiamo augurarci è che, quando tornerà in libertà, gli consentano di salire solo sui sedili posteriori.