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Scossa di coscienza

Sconvolto dagli effetti apocalittici del terremoto di Haiti, sono andato in cerca di informazioni per scoprire com’era la vita nell’isola, fino all’altro ieri. Ho appreso che l’ottanta per cento degli haitiani vive (viveva) con meno di un dollaro al giorno. Che il novanta per cento abita (abitava) in baracche senza acqua potabile né elettricità. Che l’aspettativa di vita è (era) di 50 anni. Che un bambino su tre non raggiunge (raggiungeva) i 5 anni. E che, degli altri due, uno ha (aveva) la certezza pressoché assoluta di essere venduto come schiavo.

Se questa è (era) la vita, mi chiedo se sia poi tanto peggio la morte. Ma soprattutto mi chiedo perché la loro morte mi sconvolga tanto, mentre della loro vita non mi è mai importato un granché. So bene che non possiamo dilaniarci per tutto il dolore del mondo e che persino i santi sono costretti a selezionare i loro slanci di compassione. Eppure non posso fare a meno di riflettere sull’incongruenza di una situazione che - complice la potenza evocativa delle immagini - mi induce a piangere per un bambino sepolto sotto i detriti, senza pensare che si tratta dello stesso bambino affamato che aveva trascorso le ultime settimane a morire a rate su quella stessa strada. Così mi viene il sospetto che a straziarmi il cuore non sia la sofferenza degli haitiani, che esisteva già prima, ma il timore che una catastrofe del genere possa un giorno colpire anche qui. Non la solidarietà rispetto alle condizioni allucinanti del loro vivere, ma la paura che possa toccare anche a me il loro morire.

Massimo Gramellini

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Per capire il travaglismo leggete oggi Travaglio

In un articolo pubblicato oggi in prima pagina sul Fatto, Marco Travaglio, con pochissime e un po’ inquietanti parole, spiega quali sono alcune tra le preoccupanti conseguenze del travaglismo (piccola patologia che tra le altre cose prevede il condannare qualunque per il semplice fatto che questo sia accusato di qualcosa). Basta leggere le prime righe del suo pezzo di oggi: “Quando uno qualunque finisce in carcere e sotto processo, cerca di smontare le accuse e, se è innocente, spera di convincere i vari magistrati che si occupano di lui”. C’è un piccolo dettaglio che sfugge a Travaglio. Da qualche annetto il processo italiano - ringraziando il cielo - non è più un processo inquisitorio in cui è sostanzialmente l’indagato a dover dimostrare la sua innocenza. Il processo italiano è un processo che si chiama accusatorio e in cui l’indagato è innocente fino a prova contraria, ovvero è innocente finché un qualunque magistrato riesca a convincere i vari giudici che si occupano dell’indagato che l’indagato è colpevole. Non il contrario. Ma è tanto difficile capirlo?

FOGLIO QUOTIDIANO

di Claudio Cerasa

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Le arance di carta di Rosarno

Le associazioni di produttori gestivano i contributi europei. Il contadino portava le arance alla cooperativa che poi le conferiva a un’associazione. Quest’ultima smerciava gli agrumi ai colossi alimentari e incassava i soldi dall’Ue. In questi passaggi, accadeva un «miracolo»: le arance si moltiplicavano, ma solo sulle fatture, per gonfiare i rimborsi. «Ne portavamo cento quintali e ne dichiaravamo cinquecento o anche mille», racconta un produttore. Le associazioni incassavano i contributi, ne giravano una parte irrisoria ai contadini (comunque felici per aver ottenuto più del dovuto) e trattenevano una quota significativa «per il disturbo».

continua (La Stampa)

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Betti no

È giusto dedicare una via di Milano a Bettino Craxi nel decennale della morte? Proviamo a sollevare lo sguardo dalla rissa che si è di nuovo scatenata intorno allo scheletro per mere ragioni di bottega. Comunque la si pensi, il personaggio esce ingigantito dal paragone con i nani dell’attualità. Ma anche il riconoscimento più entusiasta delle sue qualità politiche non può passare sopra una considerazione semplicissima: si tratta di un uomo che morì in contumacia dopo che la magistratura, in nome del popolo italiano - cioè nostro - lo aveva dichiarato colpevole di corruzione.

Ora, uno Stato che non sia una barzelletta può rendere pubblico omaggio a un cittadino che lo stesso Stato aveva condannato in via definitiva al carcere? Per farlo dovrebbe negare alla magistratura che lo processò ogni legittimazione. Dovrebbe riconoscere che in quegli anni in Italia non esisteva un sistema di poteri condiviso dalla comunità, ma una guerra civile fra bande contrapposte che, dopo una vittoria iniziale dell’ala giacobina, portò a una restaurazione incarnata dal migliore amico di Craxi e osteggiata di continuo dai rigurgiti degli sconfitti. E’ una visione dissociata della storia patria, e personalmente me ne dissocio. Poiché lo Stato è sempre lo stesso - il nostro - sia quando sugli altari sale il pool di Mani Pulite sia quando ci sale Berlusconi, riterrei più giusto lasciare la figura del politico Craxi al giudizio degli storici e dedicare una via di Milano alla poetessa incensurata Alda Merini.

Massimo Gramellini

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Tutti pronti per San Bettino Martire?

Tra i primi eventi che ci aspettano nel 2010 – l’anno dell’amore – ci sarà la beatificazione di Bettino Craxi, nel decimo anniversario della sua scomparsa.

Ci saranno convegni, cerimonie, speciali dei Tg e sarà pure divertente vedere come si comporterà – ad esempio – Vittorio Feltri: uno che tra il ‘92 e il ‘93 gli dava del furfante tutti i santi giorni su “L’Indipendente” e adesso si trova a guidare la portaerei della santificazione. continua

Piovono Rane

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Cronache dalla Terra dei Cachi

In un paese normale, se qualcuno volesse prendere la propria automobile per andare in una cittadina a una ventina di km da casa sua, probabilmente impiegherebbe al massimo mezz’ora.

Nella Terra dei Cachi no.

Nella Terra dei Cachi, la persona che volesse andare, diciamo, da Pisa a Viareggio in macchina, andrebbe a prendere l’autostrada, e SOLO DOPO AVER PAGATO AL CASELLO, verrebbe informata della chiusura completa del tratto autostradale Pisa-Viareggio. Informata, badate bene, da semplice transenne messe li’ a bloccare l’ingresso in direzione Genova. Senza alcuna comunicazione.

La persona in questione dovrebbe quindi riuscire dall’autostrada, ovviamente pagando un pedaggio per un percorso mai effettuato, e dirigersi verso l’unica alternativa viaria disponibile al raggiungimento di Viareggio: e cioe’ l’Aurelia.

Badate bene che la persona in questione non avrebbe idea del perche’ l’autostrada e’ stata chiusa, dal momento che la societa’ autostrade non ha fornito nessuna comunicazione.

La persona in questione scoprirebbe cosi’, a sue spese, che anche l’Aurelia e’ stata chiusa. Senza nessuna comunicazione. Ma lo scoprirebbe solo dopo 3 ore passate per fare esattamente 3km in direzione Viareggio, incolonnata in una fila immobile.

La persona in questione, quindi, riuscirebbe a tornare a casa propria solo dopo 4 ore di macchina, senza pero’ mai essersi sposata piu’ di 5 km dal proprio punto di partenza. E dopo aver proferito innumerevoli bestemmie.

In un paese normale, la stessa persona che dovesse recarsi improvvisamente in un’altra citta’, a 120KM di distanza, a causa di un lutto improvviso, prenderebbe un treno e nel giro di 2 ore si troverebbe a destinazione.

Nella Terra dei Cachi no.

Nella Terra dei Cachi, la persona in questione, insieme ai familiari, si ritroverebbe bloccata sui monti (colline, dai) tra Firenze e Bologna, in un treno guasto, senza riscaldamento, per un’“improvvisa rottura del motore”. Che dura 2 ore.

Perche’ la Terra dei Cachi e’ la Terra dei Cachi. E’ la terra nella quale ci sembra normale che le Ferrovie giustifichino la completa assenza di servizi a causa di “ghiaccio anomalo” a Milano. Ghiaccio anomalo. A Milano. Che cosa e’ il ghiaccio anomalo? E come fa il ghiaccio ad essere anomalo a Milano?

Demonio Pellegrino

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Esule o latitante?

Oggi a scuola, al termine dell’ora di qualunquismo, siamo giunti alla conclusione che di una polemica sull’opportunità di intitolare una via a Craxi si può fare tranquillamente a meno (come di una via intitolata a Craxi, per inciso)

Daveblog

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Anonimato protetto? No grazie

Completamente d’accordo su quanto afferma Mantellini

Oltre a Stefano Quintarelli che ne parla da tempo, vedo, in questi giorni di grandi tensioni fra rete Internet, sistema politico e media, che si moltiplicano i sostenitori dell’anonimato protetto. Provo a spiegare in poche parole perchè l’anonimato protetto è un lusso che non dobbiamo permetterci. continua

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Ferrovie in questo Stato

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Tutto vero, verificato qualche ora fa sul sito delle FS. Avete letto bene, 851 minuti di ritardo.
Trattasi del REG 2038, treno a lunga percorrenza Pisa Centrale - Milano Centrale (4 ore e 10 circa di durata viaggio), partito da Pisa alle 19 di ieri e arrivato solo poche ore fa. Oltre la fantascienza.

da: emmebi

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Tanti auguri Gesù Cristo